lunedì 22 ottobre 2007

Cartellino rosso al marito infedele

La parlata calcistica, si sa, è entrata prepotentemente nel linguaggio comune ma soprattutto nella politica e nel giornalismo politico.Dalla discesa in campo di Berlusconi è un susseguirsi di metafore e intrusioni. C'è il governo di serie B, il palleggiarsi le responsabilità, il rilanciare la palla, lo stoppare una situazione,il fare melina, il fare pressing, il salvarsi in calcio d'angolo.

Ci sono anche esempi di parole ed espressioni che hanno fatto il tragitto opposto. Ad esempio, il termine calcistico catenaccio deriverebbe dal decreto-catenaccio emesso improvvisamente dal governo italiano nel settembre 1915 per evitare fenomeni di evasione fiscale. Oppure, parole come calciopoli e moggiopoli hanno una identica matrice originaria, cioè il Tangentopoli dei primi anni Novanta da cui nacque l'uso di questo suffisso (-poli) in casi di inchieste giudiziarie.

Eduardo Galeano, straordinario giornalista e scrittore uruguayano, ha scritto che noi tutti "siamo fatti di calcio e il linguaggio quotidiano lo rivela".
E scrive Galeano:
- chi non presta attenzione non passa la palla
- chi sfugge alle sue responsabilità tira la palla fuori
- chi si sbaglia di poco prende il palo
- una buona risposta è una buona parata
- chi si ritrova spiazzato in qualsiasi situazione è in fuorigioco
- chi si sbaglia di brutto fa un autogol
- quando la moglie caccia di casa il marito infedele gli mostra il cartellino rosso

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