sabato 23 giugno 2018

L'autocontrollo del lessico: un valore da riscoprire in politica

(Corriere della Sera, Pierluigi Battista)

Con l'abuso degli insulti, delle invettive, delle demonizzazioni che oggi domina incontrastato il vocabolario politico, dare del «lebbroso» a un gruppo di avversari, come ha fatto il presidente francese Macron con i cosiddetti «populisti» nazionalisti, è stato un pessimo segnate. 


Le parole della politica hanno una storia nel Novecento: tragica e atroce. La metafora della lebbra, della terribite malattia che incetta e contagia è stata adoperata con dovizia da dittatori e tiranni che indicavano il nemico «che infestava», che «inquinava», che «contagiava». È stata l'antipasto lessicale di una pratica che ha disegnato attorno al nemico da annientare i contorni deHa «subumanità». Il nemico politico come virus, batterio, microbo. A queste cose fa pensare il riferimento improvvido di Macron alla «lebbra» populista e nazionalista da estirpare. 

Naturalmente non è possibile attribuire a Macron intenzioni cruente, in linea con le peggiori esperienze del passato più recente. Ma se vogliamo denunciare con più forza e credibilità il linguaggio, questo sì, malato che sta deteriorando il mondo della politica e della comunicazione, allora bisogna saper mettere un freno alle esternazioni senza controllo, alle metafore incendiarie. Occorre non alimentare la rincorsa a chi la spara più grossa, alla dichiarazione tonitruante che ammicca ai peggiori fantasmi del passato. E dunque: dare del lebbroso all'avversario politico non si fa, non si deve più fare. 

Albert Camus ha scritto in quella splendida distopia politica che è il romanzo La peste: «Io so per certo che ciascuno la porta in sé, la peste, e che nessuno, no, nessuno al mondo, ne è immune». Nessuno è immune dall'uso perverso del linguaggio politico che evoca peste, lebbre, epidemie, flagelli. L'autocontrollo lessicale, questo sì invece è un valore da riscoprire nella politica.

giovedì 14 giugno 2018

Pulmanista

Come avvenne all'epoca per "petaloso", recentemente un altro gruppo di studenti ha chiesto alla Crusca di registrare la parola "pulmanista". La segnalazione è arrivata da una classe di alunni di una V elementare di Bisignano (prov. Cosenza) che chiamano così l'autista del pulmino che li porta a scuola ogni mattina; la maestra, quando usano la parola, li corregge, ma loro vorrebbero che la parola fosse accolta nei vocabolari perché designa un autista particolare; la redazione ha risposto, riconoscendo che la parola è ben formata e che potrebbe imporsi nell'uso.

(fonte: Paolo d'Achille, Accademia della Crusca, da Libreriamo)

mercoledì 6 giugno 2018

Flat Premier

Eppure il leghista Roberto Calderoli è convinto che Conte ci stupirà: «Non è un fiat premier, è tutt'altro che piatto»