lunedì 26 giugno 2017

Famiglia, onore, cupola. La mafia ci ha rubato anche le parole

Onore, cupola, piovra. Le mafie ci hanno rubato anche le parole, come emerge da una mostra organizzata nei giorni scorsi a Lamezia Terme dall'Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani nell'ambito di "Trame", il Festival di libri sulle mafie.

Sui totem della mostra campeggiavano alcuni vocaboli per lo più positivi cui le mafie, col tempo, ne hanno determinato un'accezione negativa. Pensiamo ad "onore" che proprio la Treccani identifica come un valore positivo che ha a che fare con la dignità personale e la considerazione altrui, parola di nobili radici che però ha ormai perso l'antico prestigio perchè al suo significato originario ha visto sovrapporsi un carattere negativo.

Ma non è l'unico caso. Ad esempio, la parola "famiglia" che comunemente indica quella "comunità umana in genere formata da persone legate fra loro da un rapporto di parentela, di affinità, e che costituisce l'elemento fondamentale di ogni società". Nel gergo della mafia, diventa una "associazione costituita in genere da componenti, parenti e amici di una stessa famiglia, che rappresenta il raggruppamento immediatamente inferiore alle cosca". O ancora, il vocabolo "piovra" rapidamente diffusosi attraverso cinema e televisione per alludere alla struttura tentacolare della mafia; o la parola "cupola" che nel senso di "cupola mafiosa" ha rovinato - come ha recentemente ricordato in una intervista a La Repubblica il linguista Giuseppe Patota - "una delle parole più belle della nostra storia culturale, una parola che rimanda all'arte".

Parole, tante e nobili, che la mafia ha rubato alla nostra lingua: clan, mazzetta, padrino, picciotto, rispetto. Di fronte a omicidi e stragi, il danno delle mafie alla lingua sembra poca cosa ma c'è comunque un "danno culturale che ne viene all'Italia enorme".

Poco più di 150 anni fa (era il 1865) nasceva il termine mafia, in origine maffia con la doppia 'f', ma nessuno forse allora avrebbe mai pensato che sarebbe entrato così prepotentemente e drammaticamente nel nostro vocabolario fino a diventare la parola italiana più famosa al mondo, più di pizza e pasta.

martedì 6 giugno 2017

Diego Cajelli: "Social media? Legioni di utenti che vivono una realtà parallela alla nostra"

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Verità o menzogna? Fake news e ruolo dei social media? "Da alcuni anni a questa parte la mia visione è decisamente critica, prima con la mia campagna contro le bufale di alcuni anni fa, poi con altre azioni e una serie di articoli critici. Manca completamente il lato di preparazione all’uso del web: un uso consapevole eviterebbe problemi", così Diego Cajelli, scrittore, sceneggiatore di fumetti, autore de "Il manuale illustrato dell'idiota digitale" (Panini Comics).

mercoledì 31 maggio 2017

Covfefe, il neologismo che non esiste

Il caso "covfefe" dovrebbe forse farci riflettere sul mondo dei social media e di come si possa creare un 'caso' su qualcosa che non esiste. E' certa superficialità che spesso viene imputata a Facebook o Twitter dove scorrono "fiumi di parole" sovente inutili. Ma è anche, potrebbero replicare altri, uno straordinario mezzo di comunicazione e propaganda che può cambiare la prospettiva su personaggi o eventi.

Ma partiamo dal principio. Il presidente americano Donald Trump twitta intorno alla mezzanotte americana (le sei del mattino in Italia) questo messaggio: «Despite the constant negative press covfefe» che in italiano suona più o meno "Nonostante la costante negativa 'covfefe' della stampa". Tweet enigmatico per la presenza di quel «covfefe» che non compare in alcun dizionario. Sul social media si scatena la corsa all'interpretazione. Per gran parte degli utenti Trump è caduto in un refuso: avrebbe in realtà voluto scrivere "coverage", parola che avrebbe reso il messaggio più chiaro e coerente con certa narrativa trumpiana non tenera verso il mondo dei media: «Nonostante la costante copertura negativa della stampa». Ma il tweet non viene cancellato o modificato e rimane in rete per diverse ore. Una strategia o una disattenzione?

Sta di fatto che il messaggio viene ritwittato da oltre 107.000 utenti e più di 35mila rispondono a Trump, molti con ironia, e "covfefe" diventa un trending topic mondiale, arrivando al primo posto tra gli hashtag più usati su Twitter a livello internazionale. Gif animate, meme, fotomontaggi, battute, giochi di parole: web e social media si scatenano. In Italia, in molti riesumano la 'supercàzzola' di Amici miei, quindi il trionfo del nonsense, la frase priva di senso logico.

Sta storia del #Covfefe è una supercazzola evidente: "Cosa facciamo con la Korea del nord?" "Prematuriamo una Covfefe come se fosse antani" (@JacketGuy1)

Altri invece notano l'evidente contraddizione tra realtà e futilità.


Non è colpa di #Trump se tutti dai media in giù fanno più attenzione a un tweet scritto male che ai suoi atti di governo #covfefe (@mazzettam)

Dopo sei ore di animata e partecipata discussione, Trump, alle sei del mattino ora di Washington, cancella il tweet. Ma, confermando il suo spirito da istrione, il presidente non manca di scherzare e cavalcare, a suo vantaggio, anche le prese in giro della Rete: "Chi può scoprire il vero significato di 'covfefe'? Divertitevi", scrive in un nuovo tweet. Se da un errore Trump ne possa ricavare un vantaggio in termini di simpatia, ciascuno può trarre le proprie conclusioni. Ma è già certo che da un errore, il non-neologismo "covfefe" si è già in qualche modo imposto.

L’australiana Abc titola che Trump "potrebbe aver inventato la parola dell’anno (anche se per errore)”, e il portale americano Fusion ha lanciato via Twitter un sondaggio sull’ipotetica pronuncia di covfefe. Con il 37% di voti su circa 38mila, la favorita per il momento è “Cov-Fee-Fee” (cov-fi-fi in italiano), con l’accento sulla seconda sillaba.

Su Urban Dictionary, il dizionario online che raccoglie le definizioni e i termini slang o giovanili, è già stata aggiunta una voce per il neologismo di Trump: secondo un utente, covfefe è "una parola usata per finire un tweet che non avrebbe mai dovuto essere cominciato".

E, forse come solo gli americani sanno fare, si è già scatenato lo sfruttamente commerciale dell'errore presidenziale. Sul web c’è già chi vende magliette, berretti, tazze e altri prodotti con la scritta "Covfefe", slogan del tycoon vengono riveduti e corretti (invece di "Make America great again" si legge "Make America covfefe again") e i più lesti come la comica Cristina Wong chi si è già assicurata il dominio covfefe.com