lunedì 12 novembre 2007

Tifo e tifosi

La morte di Gabriele Sandri e gli incidenti che hanno visto Roma teatro delle violenze più gravi, ripropongono il tema del tifo e dei tifosi nel mondo del calcio.

Se le parole hanno un senso e un valore, dovrebbero aiutare a darci alcuni elementi di riflessione.

Sull'origine del termine tifo, Antonio Papa e Guido Panico (Storia sociale del calcio in Italia, edizioni Il Mulino) spiegano che la parola nacque dalla penna dei giornalisti sul finire degli anni Venti. Ed è probabile che abbia cominciato a circolare nel linguaggio parlato già prima della guerra, quando si operò la deformazione del termine medico tifico in quello sportivo di tifoso. La prima registrazione si trova nel Dizionario Moderno di Alfredo Panzini nel 1935.

Si sa, il tifo all'epoca era una delle malattie più tragicamente familiari agli italiani ed era caratterizzata da momentanee alterazioni mentali. La traslazione sportiva della terminologia medica fu certamente dovuta a questa sua sintomatologia. Non a caso, nei giornali dell'epoca, si sottolineava il carattere ciclico del tifo sportivo, di malattia domenicale o stagionale simile all'alzarsi periodico delle febbri tifoidi. Si assimilava il tifo calcistico a una sorta di epidemia mentale, il cui contagio produceva effetti di offuscamento, tipici degli eccessi della malattia.

Per questo motivo, in origine, la parola aveva più il significato di sofferenza piuttosto che di passione. Giovanni Dovara su Il Calcio di Genova del 1923 definiva il tifo un "fenomeno di passsione acuta a tal punto da rivestire e assumere in certi casi e in certe persone, i fenomeni più strani, più patologici". E individuava precise tipologie di tifosi: "Vi è il pensieroso, il quale si racchiude tutta la settimana precedente la gara in un mutismo sofferente, almanacca le previsioni sulla squadra del cuore; vi è il loquace, sempre disposto ad assalire l'amico e a snocciolargli, perl'ennesima volta, considerazioni e deduzioni e argomenti sul valore reciproco delle squadre contendenti".

Dal tifo e tifosi ai gruppi organizzati, passa qualche decennio. E solo negli anni Sessanta cominciano a nascere le prime strutture associative dei tifosi. E come sempre le parole hanno il loro peso. Scrive Giorgio Triani ("Mal di stadio", Edizioni Associate) "la recrudescenza del tifo, la si può cogliere anche nelle denominazioni dei gruppi: dai Fedelissimi, Forza Toro, Amici del Milan, si passò verso la metà del decennio, alle SAP (le Squadre Azione Petruzzu, il soprannome del centravanti della Juventus Anastasi) ai gruppi delle curve come i Commandos, gli Ultras, i Fighters".

E a proposito di tifo e violenza. Chi crede che sia fenomeno recente, sbaglia. I primi episodi di intolleranza si verificano proprio con la nascita del tifo, già negli anni Venti. E l'episodio più grave dell'epoca registrato dalle cronache del tempo, fu la sparatoria alla stazione di Porta Nuova a Torino, dopo il quarto incontro di spareggio per il titolo nazionale tra il Genoa e il Bologna, giocato nel giugno 1925 nella città piemontese.

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