venerdì 30 novembre 2007

Toki Pona

Se leggete jan pona, non preoccupatevi, non c'è nulla di offensivo ... anzi, jan pona significa - letteralmente - "brava persona". In che lingua, direte voi? In Toki Pona, un linguaggio nato e cresciuto nel web e composto da 118 parole. Un'idea nata sei anni fa dalla mente di una linguista canadese, Sonja Elen Kisa, che via internet comunica con un centinaio di adepti componendo messaggi e poemi.

Il Toki Pona però è solo uno dei 1902 idiomi artificiali creatisi grazie ad internet. Un ambiente ideale per far fiorire nuove lingue: un ambiente virtuale che abbatte ogni tipo di distanza, mettendo in contatto tra loro persone dai più disparati angoli della terra, creando vere e proprie comunità che si identificano in propri linguggi.

Questi linguaggi tecnicamente si chiamano conglang (cioè, constructed language, lingua artificiale) e un sito langmaker.com li censisce e raccoglie.

Tutto ciò non deve sorprendere. Nella letteratura, in molti casi sono state inventate ad arte delle vere e proprie lingue. C'è la neolingua creata da George Orwell per il suo libro 1984; c'è il sindarin, il linguaggio elfico più parlato nelle Terre di Mezzo nel mondo immaginario del Signore degli Anelli di Tolkien; il klingon parlato dall'omonima razza aliena di Star Trek. Un caso a parte possiamo considerarlo il verduriano, lingua artificiale inventata dallo statunitense Mark Rosenfelder come lingua di Verduria, una ambientazione del gioco di ruolo Dungeons & Dragons.

Come sorprendersi quindi se il cyberspazio di internet è diventato terreno fertile per il sorgere di tanti idiomi. Ovviamente stiamo parlando di idiomi elementari, con un vocabolario molto limitato: tecnicamente si tratta di pidgin, un termine inglese che si attribuisce a quelle lingue fortemente semplificate nella struttura e nel vocabolario. E che non ha a che vedere solo col web. Anzi, un pidgin normalmente deriva dalla mescolanza di lingue di popolazioni differenti venute a contatto a seguito di migrazioni, colonizzazioni, relazioni commerciali. Ad esempio, viene considerato un pidgin il chinglish, forse uno dei primi pidgin nati. Parlato un tempo nel Sudest asiatico, era una commistione di cinese e inglese. Ma alcune espressioni pidgin sono entrate a far parte dell'inglese colloquiale, come per esempio no can do (che equivale a cannot do).

Nessun commento: