venerdì 23 novembre 2007

Veltrusconi e parrucconi

Entrambi sono leader di due nuovi partiti, entrambi vogliono una legge elettorale su misura, entrambi sono stanchi dei loro alleati, entrambi non vedono l’ora di liberarsi di Prodi. In sintesi? Veltrusconi".

Il graffiante angolino di terza pagina sul quotidiano La Stampa di Jena, alias Riccardo Barenghi, martedì 20 novembre ha colpito ancora. Coniando questo neologismo politico, Veltrusconi. "Mostruoso personaggio" lo definisce Aldo Cazzullo (Corriere della Sera, 21 novembre) "che fa il verso al Dalemoni di Giampaolo Pansa".

Ma perchè Veltrusconi? Perchè, come scrive Cazzullo, i due si somigliano: "Veloci nei tempi, cortesi nei modi; sgobboni sul lavoro, capaci di entrare in empatia con qualsiasi interlocutore, ad esempio cogliendo al volo e ripetendone volentieri il nome. Sono bravi a suscitare emozioni, a comunicare ottimismo, a disegnare visioni, sia pure antitetiche. Perché Berlusconi coltiva il culto del successo e della vita, Veltroni del dolore condiviso e della memoria dei morti". Insomma, si somigliano - poco - ma si somigliano, al punto da scatenare le fantasie politiche e lessicali.

Ma è stata anche la settimana dei parrucconi: i notabili, i professionisti della politica, della vecchia politica, i politicanti, contro cui si è scagliato Berlusconi nel dar vita al suo nuovo partito.

I parrucconi (metaforicamente parlando) non hanno mai avuto vita facile nel nostro Paese. Negli anni 50 contro di loro si scagliavano i capelloni. Ma è in fondo un parruccone anche Casanova come ce lo ritrae Fellini nella scena finale, con i giovani romantici che lo osservano dalla cima della scalinata, i loro lunghi e fluenti capelli che si oppongono alla parrucca vizza di Casanova. Spiega il semiologo Paolo Fabbri, "la moda ha tendenze storiche con durate singolari e bizzarre (...) ci sono degli andamenti di lunghissima durata: la parrucca è durata certamente per un paio di secoli e c’erano persone che si sparavano addosso a cavallo, combattendo contro i Turchi e lo facevano portando la parrucca".

Ma che senso ha - tricologicamente parlando - l'invettiva contro i parrucconi da parte di "un pelato sia pure sottoposto alla messa a dimora di folte chiome luccicanti" (Gian Antonio Stella, Corriere della Sera, 19 novembre)? E qui i cronisti politici ricordano una affermazione di Berlusconi, 17 aprile 2002: "A noi i capelli sono caduti per le troppe fidanzate. Anzi, no. Ho fatto una visita tricologica e mi hanno spiegato che facendo politica il cervello mi si è ingrossato e ha espulso i capelli".E allora la domanda sorge spontanea: quando Berlusconi parla di parrucconi, c'entra anche il suo parrucchino?

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