domenica 22 novembre 2009

Fini sdogana stronzo

Non usa mezzi termini Gianfranco Fini per definire chi usa ''qualche parola di troppo'' nei confronti degli immigrati che il Presidente della Camera non esista a definire degli ''stronzi''. Nel corso di un incontro nel centro 'Semina' con i ragazzini, per la maggioranza stranieri tra gli 8 e i 18 anni di età, della associazione 'Nessun luogo è lontano', Fini ha fatto diverse domande ai ragazzini presenti: ''Qualche volta vi pesa essere qui? C'è qualcuno che ve lo fa pesare? O qualche volta c'è qualche stronzo che dice qualche parola di troppo?''. I ragazzini ridono e il Presidente della Camera prosegue: ''Uso questa parola perché se qualcuno dice che siete diversi la parolaccia se la merita: voi la pensate io la dico''.

Dovremmo sorprenderci? L'uso del torpiloquio in tv, nella vita quotidiana, e in politica non è certo un tabù, ma semmai è divenuto la costante. Certo da un Presidente della Camera almeno verbalmente ci si aspettava un po' più di creatività piuttosto che lasciarsi andare all'andazzo generale. E' vero - come scrive Paolo Di Stefano sul Corriere della Sera - che si tratta di uno di quei vocaboli che i linguisti definiscono "desemantizzati", vale a dire svuotati (per effetto dell'uso e dell'abuso) del loro significato. Se però una parolaccia viene usata da un Presidente della Camera (che immaginavamo, con pochi altri, come il Papa, il Presidente della
Repubblica, immune da svacchi verbalii) beh allora il peso la parolaccia la riacquista tutta. E allora, scrive Mario Ajello sul Messaggero, il "m'avete rotto i coglioni" di craxiana memoria va ricordato come una piacevolezza retorica o quasi una coccola verbale. E il "cazzarola" di Gava, ricordato da Jacopo Iacoboni su La Stampa, uno squarcio nel grigiore democristiano... insomma, altri tempi.Passa quasi in secondo piano l'etimologia del termine, parola antichissima dal longobardo "strunz" (e non scomodiamo gli strunz di matrice trapattoniana...).

1 commento:

Licia ha detto...

Interessante anche notare anche che c’è chi ha citato letteralmente (ad es. gli articoli di cronaca nei maggiori quotidiani online), chi invece ha preferito l’eufemismo parolaccia senza specificare di quale si trattasse (ad es. i notiziari radio della RAI) e chi ha solo indicato le prime iniziali della parola (ad es. l’articolo di Iacoboni in la Stampa): esisteranno regole redazionali specifiche in proposito?

Intanto una ricerca limitata a quanto pubblicato su Internet negli ultimi due giorni fa vedere che i testi che riportano la notizia includendo l’epiteto sono almeno 5 volte più numerosi di quelli che invece lo escludono completamente.


PS Bentornato online!