lunedì 27 dicembre 2010

Stop della Cina a termini inglesi. In Italia dilaga l'itanglese

L'Amministrazione generale della stampa e per le pubblicazioni cinese vieta ai mezzi di comunicazione nazionali di inserire nei loro testi termini non tradotti in mandarino. "Il crescente utilizzo di parole e sigle in inglesi mina seriamante la purezza della lingua scritta parlata cinese", sostiene l'ente governativo.

Il patriottismo lessicale è un fenomeno che ha contagiato nel recente passato anche la Francia. Con la sola differenza che oltralpe gli operatori dei media hanno "bellamente ignorato le disposizioni della “patriottica” legge e non è successo loro nulla. In Cina, invece, gli operatori dei media che osassero tanto, rischierebbero sanzioni pesanti. Differenza radicale, quindi, tra comunismo e democrazia, anche nell'idiozia", scrive Carlo Panella.

Ma si tratta realmente di un'idiozia o di una giusta battaglia di principio? Nel nostro Paese, l'itanglese nella comunicazione scritta delle aziende cresce di anno in anno in misura esponenziale, rivela una ricerca della società di traduzioni Agostini Associati.

Come uscirne? Accettare la contaminazione linguistica e attenersi a un principio di funzionalità: certe parole funzionano assolutamente meglio in inglese ma per i termini traducibili facciamo uno sforzo creativo e identitario per trovare la parola in italiano!

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