mercoledì 2 maggio 2012

Esodati

Gli esodati sono i lavoratori che hanno perso il proprio posto di lavoro a seguito di una ristrutturazione aziendale, di un accordo sindacale o di un accordo economico con il datore di lavoro, contando di poteraccedere in breve tempo al trattamento pensionistico, tempo invece che si è inaspettatamente allungato con la riforma del sistema pensionistico. 

Esodato è il participio passato di un verbo inesistente: esodare. E ovviamente richiama la parola "esodo". Se in tempi recenti abbiamo vissuto gli esodi di Ferragosto o pasquali, l'esodo più celebre è ovviamente raccontato nell'omonimo libro della Bibbia, l'uscita degli Ebrei dall'Egitto sotto la guida di Mosè. Ma l' esodo è anche il nome con cui si indica l'ultimo canto del coro nella tragedia greca. Nel linguaggio corrente, esodo esprime ormai il significato di "partenza da un luogo di un gran numero di persone".

Gli esodati sono i lavoratori in uscita senza alcuna guida e - soprattutto - senza più lavoro né assegno. 

Se l'uso del termine ha avuto una esplosione in questi ultimi mesi, la sua origine risale però al 1992. Lo testimonia un articolo di Giulio Nascimbeni sul Corriere della Sera che racconta del decreto firmato dall'allora Ministro del Lavoro Marini riguardante il "versamento al Fondo di previdenza autoferrotranvieri dell'importo del valore tecnico delle mensilità di pensione del personale esodato ai sensi dell'art. 3 della legge 12 luglio 1988, n. 270".

Esodato, un obbrobrio linguistico figlio del burocratese, fu allora il commento di Nascimbeni. 

Vent'anni dopo, il termine torna d'attualità e s'impone alle cronache giornalistiche, nel dibattito politico-sindacale, entra prepotentemente nella quotidianeità. Conservando però il senso di "disonore della nostra lingua" (Nascimbeni) come testimonia anche Roberto Benigni che, ospite di Fabio Fazio in una recente puntata di Che tempo che fa, ha detto: "... gli esodati, che oltre a non avere il lavoro gli hanno messo un nome orribile, che richiama la Bibbia, e infatti ci vuole un miracolo per metterli a posto…"

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