giovedì 10 maggio 2012

Spending review

«Spending review» è tra le espressioni inglese introdotte nella lingua italiana quella che può essere più facilmente tradotta. "Eppure vi è una irrazionale legge linguistica che rende pressoché irresistibile il fenomeno" per cui "ogni importante novità nella storia delle società umane si diffonde attraverso il mondo nella lingua del Paese che ne è responsabile".

Risponde così Sergio Romano, nella sua rubrica delle lettere sul Corriere della Sera, a Luigi Lunari che propone di tradurre l'espressione "spending review", tra le più usate in queste ultime settimane, in "revisione della spesa".

Romano spiega come in passato il fenomeno aveva interessato anche la nostra lingua. "Fra il Quattrocento e il Cinquecento, l'arte italiana godette di una grande reputazione europea, (che) il lessico dei suoi pittori, scultori e architetti fu immediatamente adottato da tutti gli ambienti artistici del continente. Lo stesso accadde perla musica. Non è difficile tradurre «allegro ma non troppo» o «moderato cantabile» in una qualsiasi lingua europea. Ma il fascino della musica italiana ebbe l'effetto di rendere seducenti anche le parole usate dai compositori, dagli orchestranti e dai fabbricanti di strumenti musicali". 

Successivamente, toccò al francese quando "la Francia divenne maestra di costumi civili e mondani" e la nostra lingua "corse persino il rischio di essere sommersa da un'ondata di francesismi".

"La finanza oggi - conclude Romano - parla angloamericano. I nuovi prodotti e le nuove formule vengono inventati nel mezzo dell'Atlantico, tra la City e Wall Street, e sono immediatamente battezzati con parole inglesi spesso derivate dal latino o dal greco. Noi dovremmo tradurle o, quanto meno, adattarle alla lingua italiana. Ma non è facile farlo perché l'intera Europa è ormai un continente bilingue dove le classi dirigenti parlano sempre più frequentemente due lingue: la propria e l'inglese. E' un bilinguismo zoppo che attribuisce un considerevole vantaggio a chi nasce con l'inglese in bocca. Ma questa è la realtà e i fatti, come è noto, hanno la testa dura".

- Approfondimento su "spending review" sul sito della Treccani

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