giovedì 4 ottobre 2012

Inglese e acronimi negli ospedali

Sarà l'effetto "E.R. - Medici in prima linea", la serie-tv che ha lanciato George Clooney, sarà che i libri e i convegni specialistici ormai sono tutti in inglese, sta di fatto che per entrare in un ospedale oggi è necessario un traduttore simultaneo per districarsi tra day service, triage, rooming e altre formule linguistiche di stampo anglosassone.

Alcune sono diventate ormai d'uso comune. Il Pronto soccorso d'un tempo è ormai per tutti Emergency, come se l'adozione della formula inglese porti in dote anche un servizio sempre all'altezza. Ma poi ci sono i familiari check-up, pace maker, by-pass, pap-test, screening ...

Per non parlare degli acronimi: Uoc, Uos, Utic, Uompia ... veri rompicapo senza speranza per i poveri cittadini.

E' vero, il linguaggio medico è talmente tecnico e specialistico da essere normalmente accostato dagli studiosi a quello giuridico. Non a caso, i più noti dizionari moderni del settore accolgono fino a 150.000 lemmi, con oltre 10.000 acronimi e abbreviazioni.

Ma finalmente un moto di ribellione si è levato, soprattutto grazie alla protesta dei pazienti più anziani. E in Toscana, il grido d'allarme è stato ascoltato. La Regione ha deciso: cambiamo la toponomastica e semplifichiamo, togliamo i termini incomprensibili.

Facile? Non troppo, in realtà. In alcuni casi, l'espressione inglese può anche avere un naturale corrispettivo italiano. Ad esempio, unit stroke è l'unità urgenza ictus. Ma in molte circostanze, le cose si fanno più complicate. Come nel caso di day surgery che letteralmente sarebbe "chirurgia di un giorno" e altro non è se non la possibilità di effettuare interventi o anche diagnosi e terapie particolari ricoverandosi dalla mattina alla sera. Ma l'espressione italiana "chirurgia giornaliera" convince poco.

Margherita De Bac, che sul Corriere della Sera del 1 ottobre scorso ha scritto "Via l’inglese e le sigle difficili. La semplificazione degli ospedali", intervistata al Salvalingua ci spiega: "Bisognererebbe trovare una giusta via di mezzo, cercando di utilizzare termini più semplici, sia che si tratti dell'inglese sia nel caso delle sigle. Non cedendo completamente all'inglese, anche perchè utilizzando sempre questa lingua anche il medico ha difficoltà a tornare ad usare l'italiano".

Ascoltare l'intervista a Margherita De Bac

1 commento:

Ant. Mar. ha detto...

Perché "chirurgia giornaliera" non convince? e se davvero fosse così, non sarebbe difficile trovare un altro modo di dire. Mi sembra che gli italiani pecchino di pigrizia e subordinazione.
"ricovero rapido"?
"intervento veloce"?
"operazione in giornata"?
eccetera eccetera.
Ma vorrei sopratutto che qualcuno mi spiegasse quali principi logici e/o linguistici ci fanno pensare che queste proposte non siano convincenti (a parte l'uso, è chiaro).