domenica 14 settembre 2014

Guerra, parola tabù per gli Usa

dal Corriere della Sera
Ma l'America adesso adopera la parola tabù
di Massimo Gaggi

«Questioni semantiche». Così il portavoce di Barack Obama, Josh Earnest, ha liquidato l'altra sera le domande dei corrispondenti della Casa Bianca, stupiti per averlo appena sentito dire che «l'America è in guerra con l'Isis nello stesso modo in cui è in guerra con Al Qaeda». Sarà anche una questione terminologica, ma poche vicende come i ripensamenti dei giorni scorsi sull'uso della parola «guerra» rendono bene i dubbi del presidente nell'affrontare questo nuovo impegno militare in Medio Oriente. Per anni Obama ha fatto di tutto per tirare fuori i soldati Usa prima dall'Iraq, poi dall'Afghanistan, anche a costo di lasciarsi dietro pericolosi vuoti.

Ma, soprattutto, il presidente democratico voleva tirare fuori l'America dal clima di guerra permanente nel quale era sprofondata da dieci anni. Nel tunnel della «war on terror», aveva spiegato più volte nei suoi discorsi alla nazione, rischiava di logorarsi lo stesso tessuto democratico degli Stati Uniti. Dunque, sconfitta Al Qaeda, si doveva continuare a combattere il terrorismo ma senza retoriche emergenziali. E per questo che, pur costretto a indossare di nuovo i panni di comandante supremo delle forze armate davanti alla minaccia dell'Isis, Obama anche nei giorni scorsi ha evitato di parlare di «America in guerra» e altrettanto hanno fatto il capo del suo Consiglio per la sicurezza nazionale, Susan Rice («se non vengono messe in campo truppe combattenti non si può parlare di guerra») e, soprattutto il segretario di Stato John Kerry: «Non siamo in guerra: questa è una campagna antiterrorismo più ampia». Una gaffe, quella di Earnest? No: poco prima il portavoce del Pentagono aveva usato esattamente le stesse parole per descrivere la campagna militare Usa.

Forse un tentativo di diradare le diffidenze degli alleati arabi degli Usa che, irritati per il disimpegno di Obama dal Medio Oriente, stentano a credere che quello annunciato tre giorni fa dalla Casa Bianca sia un cambio di rotta davvero radicale.

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