mercoledì 21 gennaio 2015

I frenatori, dalle rotaie alla politica


Rottamatori contro frenatori. Nella politica 2.0 dell'era Renzi, il linguaggio sperimenta nuove strade e metafore. Ieri, il presidente Matteo Renzi, durante la conferenza stampa tenutasi al termine del Consiglio dei Ministri, ha dichiarato: "Ho sentito dire che in fase di transizione dobbiamo rallentare per aspettare l'elezione del Presidente della Repubblica. L'Italia ha già rallentato troppo nei campi sbagliati, l'Italia deve accelerare. Con buona pace dei frenatori andiamo avanti con prudenza, saggezza, buonsenso e l'equilibrio necessario".

Finora, il frenatore era una figura che nel nostro immaginario richiamava vecchie ferrovie e vecchi treni a vapore. Quando un tempo il freno continuo non esisteva, frenava solo la locomotiva e tra i carri si stagliava la figura del frenatore. Era lui che regolava la velocità e la frenata, manovrando leve apparentemente incomprensibili. Il progresso accelerò la fine dei vecchi treni e con loro anche quella dei frenatori che alcune fonti danno ormai in estinzione già nei primi anni Sessanta del secolo scorso.

Il frenatore è una figura eroica per definizione, dedito a una missione tanto delicata ma assai poco gloriosa, costretto a sopravvivere a intemperie e fumo, un basso operaio rispetto ai ben fulgidi macchinisti e capitreno. Poi, ci sono frenatori eroi per loro gesta come Camillo Mirra, frenatore pescarese, che appena ventenne nel lontano 1909 sventò un disastro ferroviario.

Dalle rotaie alla politica, il frenatore perde fascino e leggenda, semmai acquista i caratteri negativi che l'etimologia del termine porta con sé. Tal titolo certo non ambito lo prese in tempi non sospetti Giorgio Napolitano. In un polemico editoriale sul Giornale del 2 settembre 2010, Salvatore Tramontano addebita la 'sindrome del frenatore' all'ex Presidente della Repubblica per le sue parole e il "richiamo al binario morto" a cui era giunto il ddl intercettazioni.

Altri frenatori, le cronache politiche non ne registrano. Fino a ieri, quando Renzi avrebbe potuto benissimo far sue le parole scritte al tempo da Tramontano: "Non è questo il momento per restare intrappolati nella sindrome del capostazione e dei binari morti".

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