giovedì 1 settembre 2016

Webete, parola-virale che non ci fa fare bella figura

Se 'webete', il (presunto) neologismo inventato da Enrico Mentana, è diventato il tormentone di questa coda d'estate, arrivando a indurre persino l'Accademia della Crusca a twittare che "sicuramente potrebbe venire registrato nei vocabolari, se continuerete a usarlo", vuol dire che siamo messi proprio male. Già perchè webete è la versione 2.0 del 'decerebrato' in rete, di chi usa i social media per scrivere idiozie, alimentare complottismi, cavalcare populismi, esprimere sentimenti di intolleranza se non di razzismo. Insomma, l'ottusità e l'idiozia del Nuovo Millennio che si esprime nel 'bar dello sport' contemporaneo quali sono ambienti virtuali (ma non sempre virtuosi) come Facebook e Twitter.
 
"I social media - sosteneva Umberto Eco - danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività, e venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel". 
 
La storia è ormai nota. Il direttore del Tg La7 risponde su Facebook ad un utente che in un post polemizzava sul fatto che "i terroristi rifugiati" stanno "negli alberghi serviti e riveriti" mentre i terremotati "staranno nelle tende" a lungo. Risposta netta di Mentana: "Mi stavo giusto chiedendo se sarebbe spuntato fuori un altro così decerebrato da pensare e poi scrivere una simile idiozia. Lei è un webete".
 
Webete diventa fenomeno virale, viene candidato a parola dell'anno in pochi giorni sotterrando in un sol colpo il (non troppo) sotterraneo allarme lanciato da Mentana sul degrado sociale che avvelena i social (media). Per la cronaca, non possiamo considerarlo un vero e proprio neologismo, visto che una prima attestazione di webete risale al 1998 ma in gergo telematico per definire un "utente che considera Internet composta solamente dalla WWW" (fonte: xmau.com). Ma con Mentana, il webete cambia completamente significato, si trasforma in parola macedonia (web + ebete) e lascia il gergo specialistico e tecnico dove finora era esiliato nella ignoranza dei più. Anche questo, in fondo, è un segno dei tempi.
 

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