Scoiattoli, gufi i Cinghialoni. Se la politica è uno zoo

(Il Giornale)
 
Lontani anni luce i tempi delle «vecchie volpi» (Andreotti) che «di solito finiscono in pellicceria» (Craxi, a sua volta finito nella nemesi «Cinghialone»), la fattoria degli animali politici s'è arrichita da ultimo dell'arrivo degli «scoiattoli», evocati da Silvio Berlusconi durante gli auguri ai senatori azzurri, a proposito della loro capacità di scovare nella boscaglia le noci.

«Noci» di malcontento grillino, di alto valore energetico per avere una nuova maggioranza che ponga fine all'era dominata dai seguaci di quello che un tempo si autodefiniva «Grillo parlante» di collodiana memoria. Un grillo, il Beppe, che di metafore, animalesche e non, ne ha sfornate a migliala. Celebre quella con la quale negava la possibilità di «normalizzazione» grillina. «Alleanze con chi ci sta? Ma perché mi fate domande senza senso, è come dire che un giorno un panda potrà mangiare carne cruda, mentre noi mangiamo solo cuore di bambù...».

A Matteo Salvini, si sa, interessa piuttosto la furia demolitrice delle ruspe. Ma non ha disdegnato di rubacchiare all'altro Matteo, il Renzi, i rapaci dai quali l'ex premier era ossessionato: «È un Paese dove gufi e sciacalli non mancano, permetteteci almeno di sorridere ogni tanto...». Renzi, come si ricorderà, ne vedeva in ogni dove, e specialmente al Nazareno, dove gli rendevano la vita grama. Anche perché il suo predecessore, Pier Luigi Bersani, si era già imposto come il più autentico e creativo interprete di immagini tratte dalla vita agreste del Piacentino. Il suo esordio, peraltro sfortunato, era stato invece con il celebre «giaguaro da smacchiare» che costò la «non vittoria» alle Politiche del 2013. Poi arrivò la saga del bovino errante: «La mucca nel corridoio sta bussando alla porta». Rinverdita dalla successiva versione: «Andiamo a riprendere il bue che è scappato nel bosco (l'elettore pd, ndr). Mitica conclusione dopo la contemporanea sconfitta del Pd e di Leu: «L'ho detto per primo che c'era la mucca nel corridoio, solo che abbiamo scoperto che la mucca era un toro e ci è passato sopra». E inarrivabile fu la traduzione di un detto tedesco che equivale al «meglio un uovo oggi...», che nel bersanese spinto diventò: «C'è chi preferisce un passerotto in mano che un tacchino sul tetto». Da applausi.

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