La crisi politica tra poltrone, posti e sedie

"Le poltrone non ci interessano". E' la frase di rito ripetuta più e più volte durante questa crisi di agosto. I politici, un po' tutti, l'hanno usata questa parola, poltrone: chi per allontanare l'idea mefitica di un "patto di potere" chi per evocare l'immagine di un tavolo apparecchiato "solo per spartirsi i ministeri". Matteo Salvini lo ha ribadito ancora ieri sera: "Vince il partito delle poltrone", mentre Giorgia Meloni tuitta contro il "patto delle poltrone". Ma Di Maio intervistato dal Corriere della Sera lo ha ribadito: "Non me ne importa nulla della poltrona". Dubbioso ancora qualche ora fa Andrea Orlando che su Facebook scrive: "Sono tre giorni che aspettiamo di parlare dei problemi del Paese mentre i 5 stelle parlano solo di poltrone".

Insomma, tutti sembrano "disinteressati all'oggetto", come ha scritto Massimo Rebotti sul Corriere della Sera e "la vera novità, a questo punto, sarebbe qualcuno che ammettesse invece che sì, a lui la «poltrona» interessa". Anche perchè, di poltrone in palio ce ne sono molte. "Quattrocento poltrone da assegnare nell'arcipelago delle società pubbliche. È la dote che la crisi di governo aperta da Matteo Salvini consegna al nuovo esecutivo che verrà, nel quale potrebbe rientrare il Pd, cioè lo stesso partito che ha messo l’imprimatur a quasi tutti gli incarichi in scadenza", ha scritto Il Sole 24 Ore.

Eppure, insiste Rebotti "al netto della cattiva fama che la poltrona porta con sé (probabilmente per l'immagine di comodità che richiama), qualcuno che si assuma la responsabilità e si metta, senza ipocrisie, ai posti di comando, ci vuole". E allora suggerisce: "Al limite, chiamatele sedie". Oppure, rilancia Aldo Cazzullo sempre sul Corriere della Sera, "i posti. Posti, non poltrone, parola che andrebbe abolita: la presidenza del Consiglio e i ministeri non sono pezzi d'arredamento". Ma che siano poltrone, posti o sedie, "sappiamo qual è la priorità" sottolinea Cazzullo e "di questo finora si è parlato. Chi fa il premier, chi fa il commissario europeo. A me l'Economia, a te gli Interni. Ma per fare cosa? Aumentare o abbassare le tasse? Rendere il lavoro più o meno flessibile?".


Pubblicato su Il Quotidiano del Lazio

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