Halo, la nuova parola della Formula 1

Si sa, la lingua di alcuni sport è ricca di tecnicismi e anglicismi, gli uni e gli altri difficilmente comprensibili ai profani. Prendiamo la Formula 1. Bei tempi quando si parlava di alettoni, muretto, mescola ... persino chicane. Ormai, l'appassionato di motori non può ignorare termini come pit lane, warm-up, pit-stop, pole position, paddock, stint. Nè non comprendere se le macchine montano gomme slick, ultrasoft, full wet, o se si sono spiattellate e magari c'è già del blistering.

Nel già ricco vocabolario, da ieri è entrata definitivamente e legittimamente anche "halo", parola dietro cui si cela lo scampato pericolo per il pilota Charles Leclerc che - pronti, via! - alla prima curva si è ritrovato sopra la testa la McLaren di Fernando Alonso finita in aria dopo essere stata centrata da Nico Huelkenberg.

Halo in italiano è noto come "aureola" ed è una protezione che si monta intorno alla testa del pilota, per evitare che possa essere colpito da oggetti o detriti causati dai frequenti incidenti durante le gare. Un nuovo sistema di sicurezza diventato proprio da quest'anno obbligatorio per tutte le monoposto del Mondiale. Leclerc ringrazia ma quella protezione non è mai stata molto amata nell'ambiente, soprannominata persino "flip flop", infradito, proprio perchè assomiglia alla classica fascia a Y delle ciabatte. Amate o meno, la battuta non è passata inosservata agli strateghi del marketing: prima la McLaren e poi la Force India hanno stipulato accordi commerciali con due noti brand che producono proprio infradito.

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